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Intervista a me stesso (parte 1)

marzo 21, 2018 — by Alosh0

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Intervista a me stesso (parte 1)

marzo 21, 2018 — by Alosh0

D: Ciao Alosh, presentati.
A: Sono un ragazzo di 32 anni, vivo a Milano da quando ne avevo 18. Da diversi anni mi occupo di digital marketing, campo in cui  ritengo di avere una certa esperienza. Mi piace viaggiare, scoprire cose nuove, condividerle con le persone che amo.

D: Hai accennato al tuo lavoro. Cosa ti piace di più?
A: Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia in cui l’innovazione tecnologica è sempre stata vista come un’opportunità. Questo mi ha permesso di trovarmi fin da giovanissimo a confrontarmi con il PC e coltivare negli anni un certo interesse per tutto ciò che è connesso alla “rete”. Come saprai, la rete è tutto, soprattutto oggi. Attraverso la rete passa la vita di ognuno di noi e riuscire a comprenderne il funzionamento, l’evoluzione e le potenzialità, è una delle cose più interessanti del mondo. Anche quando lo si fa per un prodotto o un servizio in cambio di una retribuzione.

D: Cosa ne pensi del settore “Digitale” a Milano? Trovi che ci sia un certo fermento? Ritieni che il tessuto metropolitano stia sfruttando alcune delle funzionalità introdotte dalla “rete”?
A: Ritengo che l’intera umanità, in tutto il mondo, stia beneficiando di questa opportunità. Chiaramente non tutti allo stesso modo. A Milano, in particolare, credo che ci sia stata una incredibile trasformazione negli ultimi 15 anni: la città non è più quella industriale di un tempo, ma fabbriche e capannoni hanno lasciato il posto a società digitali (o servizi in generale) e appartamenti. Da questo punto di vista sembrerebbe che Milano abbia colto molte delle opportunità offerte dall’innovazione digitale. Chiaramente la farraginosa gestione politica del sistema-Italia e del sistema-Europa, non permette di cogliere molte altre opportunità che altrimenti sarebbero disponibili

D: A cosa ti riferisci esattamente? Ai governi che si sono succeduti? Alle intromissioni europee sugli affari nazionali?
A: No. Al fatto che i temi che (a mio avviso) dovrebbero essere in cima alla lista delle priorità, non sono mai stati presi in discussione. Da nessuno. Almeno, non che io sappia.

D: Ad esempio?
A: Ad esempio, nessuno ha protestato per l’uscita del Regno Unito dall’UE. Dal Portogallo alla Grecia, Dall’Italia alla Polonia, tutti avremmo dovuto ribellarci. Gli inglesi, che pure non li trovo troppo simpatici, sono necessariamente europei. Avremmo dovuto reagire, per il futuro dei nostri figli. Sul tema europeo potremmo anche aggiungere gli uffici EMA che sono finiti ad Amsterdam per un sorteggio. Stiamo scherzando?! Anche qui avremmo dovuto protestare.

D: Mi pare di capire che l’Europa sia un nodo centrale.
A: Certo. Ma non solo. Anche tra i confini nazionali esistono temi che vengono inspiegabilmente trascurati. Pensiamo all’assurdità delle corporazioni: Tassisti, Farmacisti, Giornalisti, Avvocati. Per fortuna il campo del Digital Marketing è abbastanza recente da non essere (al momento) regolato in nessun modo.

D: Quindi tu saresti una di quelle persone che “non temono niente”? Che sono pronte al confronto costante con i giovani emergenti?
A: No. Anche io mi cago sotto. Sono consapevole di dover rincorrere il nuovo che avanza, prima che questo si allontani troppo dal mio orizzonte. Tuttavia, mentre io e chi come me chi lavora in settori innovativi, è abituato a ragionare in questo modo, la maggior parte della ricchezza è ancora inchiodata a schemi del passato. Al momento non sostenitbili.

D: Cambiamo discorso. Cosa pensi di quest’epoca dal punto di vista dei diritti?
A: Se guardo al mondo con un ottica di lungo periodo, mi sembra che ci troviamo nel periodo più felice della storia umana. A quanto ne so, 50 anni fa essere donna, gay o immigrato doveva essere molto più difficile. Oggi viviamo un mondo dove i diritti si conquistano ogni giorno, in un processo inarrestabile. Mi ricordo come solo pochi anni fa i matrimoni omosessuali fossero demonizzati. Sembrava che chiunque toccasse un simile argomento fosse destinato al pubblico ludibrio. Invece, in pochissimi anni, tutto è diventato normale. Questo dimostra che basta davvero poco, basta a volte un po’ di coraggio per compiere un piccolo grande passo in avanti.

D: Hai parlato di lungo periodo. Nel breve, la vedi diversamente?
A: Se l’andamento della storia fosse una semplice linea retta, non saremmo esseri umani. Noi abbiamo bisogno di continui sbalzi di umore, di cambi di idee, di sperimentazioni. Abbiamo, forse, il bisogno di bruciarci le dita, per poter capire opportunità e limiti del “fuoco”. Probabilmente in questa fase storica attraversiamo un’ondata di ritorno, almeno per quanto riguarda l’immigrazione. Questo è un tema epocale che si pone oggi come non si è mai posto prima nella storia dell’umanità e noi stiamo reagendo nel peggiore dei modi possibili: fregandocene.

D: Si potrebbe fare qualcosa?
A: Si potrebbe fare tutto. Dovremmo lottare ogni giorno contro dittature, fame e malattie. Accogliere non solo chi fugge dalla guerra, ma anche chi semplicemente desidera una vita diversa, migliore. I nostri nipoti ci schiferanno per come stiamo gestendo male questo fenomeno. Non saremo visti molto meglio dei nostri predecessori colonialisti.

D: Addirittura? Pensi che stiamo davvero facendo cosi tanto male all’umanità?
A: Penso che siamo ancora schiavi di istinti primordiali. Tendiamo ad ingrassare perché i nostri avi, attraverso l’evoluzione, svilupparono un sistema biologico che potesse assumere il più alto numero di calorie, in modo da poter resistere ai periodi difficili. Allo stesso modo abbiamo maturato l’istinto alla protezione del territorio o alla capacità di essere “distaccati” da ciò che accade ad altri perché anticamente questo atteggiamento era premiante e assicurava un futuro alla progenie. Solo essere consapevoli di tutto ciò, in modo da agire di conseguenza, può permetterci di non diventare obesi o peggio, di non provare empatia per l’umanità nel suo complesso.

D: Il discorso è chiaro. Ma allo stesso tempo è di difficile soluzione. Cosa dovremmo fare? Come dovremmo ragionare?
A: Prendi il discorso dei figli. Ad un certo punto le persone ardono dal desiderio di riprodursi. Non c’è alcuna consapevolezza reale della quantità immensa di bambini appena nati e abbandonati nel mondo. Abbiamo delle app che ci permettono di ordinare la pizza a casa, di scambiarci dei passaggi stradali o di trovare il partner ideale (per una notte), ma non abbiamo mai messo appunto un sistema che unisca la domanda con l’offerta relativamente alla riproduzione. Ogni giorno muoiono migliaia di bambini, ma noi ne facciamo altri. Anzi diamo addirittura il bonus bebé. Il bonus bebé è una dei provvedimenti più fascisti della storia umana.

D: Ok, è chiaro che ora ti stai un po’ sfogando e forse stai anche un po’ provocando. Ritorniamo con i piedi per terra: chi hai votato alle ultime elezioni?
A: Partito Democratico.

D: Idee molto chiare su questo. Cosa ti convince di questo partito? I leader? I valori? Altro?
A: Io tifo sempre la “squadra” non mi piacciono né mi convincono i “salvatori della patria”. Non ho mai sopportato Renzi, così come non ho mai sopportato i suoi omologhi dei altri partiti. Il PD mi piace in primo luogo per questo: è un partito contendibile, non c’è un padrone. Poi certamente i valori e i principi a cui si ispira, sono quelli a cui mi sento più vicino. In particolare, l’idea di un socialismo liberale, di un progressiva apertura dell’iniziativa privata in tutte le sue forme, senza dimenticare un aiuto a chi per un motivo o per un altro non è in grado di competere in questo scenario.

D: Il Movimento 5 Stelle?
A: Ero un lettore del blog di Grillo. Lo apprezzavo davvero e ho partecipato ai due vaffanculo-day di Bologna e Torino. Poi però quello che era un sano movimento di opinione, si è trasformato in “movimento 5 stelle”, da quel momento è diventato la copia di qualsiasi altra organizzazione politica, con la differenza che non si dichiarava tale. Inoltre vi era un preciso padrone (o meglio due) e come suddetto, io i “capi-popolo” non li sopporto a prescindere.

D: Anarchia?
A: Si, a 16 anni. Dico semplicemente che anche i campioni fanno il loro tempo. Non è che la Roma senza Totti o la Juve senza Del Piero, non debba più esistere.

D: Chiaro. Grazie per questa chiacchierata.
A: Grazie a te.

 

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