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AppTech

Le migliori app per risparmiare e investire piccole somme

agosto 30, 2018 — by Alosh0

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Mettere da parte dei risparmi per il futuro è da sempre un problema concreto dell’essere umano. In passato sono state molte le strategie utilizzate per raggiungere questo fine. Dal famoso “materasso“, alla “mattonella” al vecchio e glorioso “salvadanaio di porcellana“. Qualsiasi cosa poteva andare bene pur di evitare lo “spettro” delle poste o peggio, delle banche.

Per fortuna la tecnologia ci ha permesso di fare alcuni passi in avanti (anche) in questo campo. Sono ormai diverse infatti le applicazioni per smartphone che aiutano a costruire un gruzzoletto e magari investirlo per poterne cogliere i frutti in un futuro più o meno vicino.

Risparmiare con GoSherpy

GoSherpy è l’app per chi ha bisogno delle “maniere forti”. In pratica, l’utente decide l’ammontare che intende risparmiare e l’orizzonte temporale entro il quale vuole raggiungere l’obiettivo.
Stabilita la sorgente dei risparmi (conto o carta) e il momento in cui avverrà il “prelievo forzato”, l’applicazione provvede in automatico all’accantonamento dei risparmi fino al raggiungimento dell’obiettivo prescelto.

Solo quando la somma risparmiata avrà raggiunto il totale desiderato in fase di configurazione, sarà possibile prelevare i propri risparmi per usarli come meglio si crede. Se invece, per qualsiasi ragione si vuole “abbandonare” l’obiettivo e si voglio richiedere indietro i soldi prima del raggiungimento dell’obiettivo, si dovrà pagare una penale del 3%.

Un metodo interessante per disincentivare l’abbandono dell’obiettivo prima del tempo.

Risparmiare e investire con Satispay

Come tutti sanno, Satispay è l’app numero uno in Italia per i pagamenti “veloci” tra persone. Un modo semplice e innovativo per scambiarsi piccole somme di denaro elettronicamente, in modo da liberarsi del cash.

Punto di forza di quest’app è da sempre rappresentato dal fatto che è possibile usarla anche per pagare prodotti e servizi presso esercenti convenzionati. Dai supermercati, ai negozi di vestiti alla pubblica amministrazione. Scegliendo Satispay come metodo di pagamento si rientra in dei programmi di cashback che ne incentivano l’utilizzo.

Di recente i fondatori dell’app hanno dichiarato che introdurranno molto presto la possibilità di investire prodotti finanziari come fondi comuni, fondi pensione e piani assicurativi. Al momento però ci sono poche informazioni su chi potrebbero essere i potenziali partner di questo progetto, per cui è difficile farsi un’idea della qualità delle proposte di investimento.

Risparmiare e investire con Oval Money

Oval Money è l’ultima arrivata sugli scaffali degli store. Si tratta di un’app che grazie a degli automatismi che è possibile impostare, accumula piccoli risparmi nel tempo, senza che l’utente se ne renda conto. Ad esempio arrotondando i resti dei propri pagamenti o accantonando delle somme in seguito a precise azioni che vengono compiute (ad es. corsa con Runtastic).

Dopo aver puntato sull’idea del risparmio in quanto tale, anche Oval Money ha deciso di virare verso il mondo degli investimenti. In particolare, nei prossimi mesi dovrebbe essere possibile investire i risparmi accumulati in indici ETN (Exchange traded notes). Al momento la funzione è ancora in fase di test ed è difficile farsi un’idea della qualità dei prodotti proposti.

Risparmiare e investire con Gimme5

Gimme5 è l’app che su questo fronte ha la storia più lunga. Fin dal 2013 è infatti possibile risparmiare piccole somme e investirle nei fondi comuni disponibili. Ad esempio AcomeA Patrimonio Prudente, Dinamico o Aggressivo.

L’innovazione introdotta da Gimme5 consiste nel rendere accessibile a chiunque il risparmio gestito, fino a quel momento appannaggio di grandi risparmiatori in possesso di capitali rilevanti.

In particolare, questo è stato possibile introducendo 3 elementi assolutamente distintivi:

  • Sottoscrizione dei fondi completamente digitalizzata, via app;
  • Investimento minimo di soli 5 euro e la totale libertà di decidere se e quando aggiungere o rimborsare i propri risparmi;
  • I costi più bassi del mercato dei fondi comuni.

Inoltre, con Gimme5 si investe nei fondi comuni di AcomeA SGR, una società di gestione del risparmio giovane, italiana e indipendente dai gruppi bancari. La qualità e la competenza del team di gestione è comprovata anche dal Premio Alto Rendimento assegnato ogni anno dal Sole24Ore, da quando esiste l’app.

In generale, l’andamento dei fondi disponibili su Gimme5 è pubblico e disponibile a chiunque sui siti specializzati, nell’apposita sezione del sito (5gimme5.acomea.it/fondi/) e ogni giorno sui principali quotidiani cartacei italiani (Sole24Ore e Corriere della Sera).

In altre parole, per esperienza e qualità degli investimenti, Gimme5 è senz’altro quello che offre al momento le maggiori garanzie.

Società

Cinque cose assurde che facciamo nella vita di tutti i giorni

giugno 9, 2018 — by Alosh0

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La società, lo sappiamo tutti, ha delle regole molto precise. Sono regole che condizionano i nostri comportamenti, le nostre attitudini e, in ultima analisi, la nostra vita.

Spesso seguiamo queste regole senza esserne davvero consapevoli, tanto che spesso ci si ritrova a fare qualcosa senza una ragione apparente.

Nel video seguente ad esempio, è possibile osservare come attraverso un esperimento sociale articolato, sia stato possibile condizionare il comportamento della vittima.

La cosa divertente è che spesso tali regole sono assolutamente stupide. Semplicemente sono state trasmesse di generazione in generazione (o di persona in persona) dimenticandone le ragioni originarie.

Fermarsi di tanto in tanto per mettere a fuoco alcuni di questi “comportamenti sociali” e la loro intrinseca “frivolezza” può aiutarci a vivere con maggiore serenità e consapevolezza la vita di tutti i giorni.

Le sigarette

Il fatto che la gente fumi e paghi per farlo è probabilmente il più grande capolavoro della storia del marketing. Normalmente infatti se ci offrissero di respirare un centinaio di prodotti chimici in grado di compromettere il nostro sistema respiratorio in cambio di denaro, difficilmente accetteremmo.

Tuttavia, se la respirazione di tali sostanze non dovesse avere un effetto immediato e se poi questo comportamento dovesse essere socialmente associato ad una personalità di successo, il nostro giudizio cambierebbe.

Questo è quello che probabilmente è avvenuto con le sigarette, in particolare attraverso il cinema dove i protagonisti di numerosi film hanno associato la propria personalità al fumo.

fonte: web

In questo modo, gli effetti nocivi delle sigarette vengono mentalmente sotterrate in una parte del cervello che smette di esserne davvero consapevole, lasciando immaginare che qualcosa di brutto potrebbe accadere a chiunque, ma non a sé stessi.

La cravatta

La cravatta è un pezzo di stoffa più o meno colorata, che per qualche ragione viene arrotolata al collo di professionisti e manager, mentre si incontrano in importanti meeting in cui si discute del futuro di aziende e paesi.

fonte: web

Ora, io non so chi decida le regole dell’eleganza e giuro, non ho nulla in contrario a mettere (il meno possibile delle volte) una cravatta.

Ma ragazzi: si tratta davvero di una roba senza alcun senso!

Se ci si pensa, la cravatta non è meno stravagante di una corona di piume che avremmo indossato oggi qualora le sorti dell’umanità avessero premiato i Maya o gli Aztechi anziché gli europei.

Esattamente come nel caso dell’esperimento sociale suddetto, abbiamo iniziato a indossare la cravatta, poi ce ne siamo dimenticati la ragione.

In alcuni casi però, devo ammettere che abbiamo la capacità di dare delle spiegazioni ex-post ai nostri comportamenti più inspiegabili.

Ad esempio, parlandone con un mio amico, ho potuto conoscere il motivo del suo amore nei confronti delle cravatta. A suo dire, la cravatta sarebbe:

…una freccia che indica la posizione del mio pene a chiunque dovesse capitarmi di fronte.

Un approccio originale non c’è che dire. Anche perché se così fosse almeno si spiegherebbero le disquisizioni circa lunghezza, larghezza, fantasia e (soprattutto) il modo di annodare la propria cravatta.

I cani

Una persona cara, oggi scomparsa, mi disse che

…la gente ama i cani perché offrono una relazione “facile”. La relazione tra uomini invece, richiede molto più impegno poiché sono animali complessi.

Niente di più vero, a mio avviso. La cura maniacale con cui alcune persone si dedicano ai propri cani è talvolta eccessiva e quello che in un primo momento potrebbe sembrare ridicolo, sfocia facilmente nel penoso.

In particolare chi parla con i cani, anziché confrontarsi con un proprio simile o peggio, chi spende soldi per comprare loro il miglior cibo in commercio o ancora, chi gode nel farsi slinguazzare
il viso da un’animale che passa il resto della giornata a leccare qualsiasi cosa, a partire dai propri o altrui genitali.

fonte: web

Per carità, viva la libertà. Non mi sognerei mai di impedire a qualcuno di fare quello che gli pare con un cane. Tuttavia, ritengo che forse il mondo sarebbe un posto migliore se le persone preferissero gli esseri umani ai cani e se allo stesso tempo amassero anche altre specie viventi.

Non è un caso che migliaia di specie si siano estinte negli ultimi 50 anni, mentre nello stesso periodo sono sorte centinaia di nuove razze di cani.

La borsetta Louis Vuitton

In questo rapido elenco di assurdità umane, non può non essere citata la (non del tutto) inimitabile borsetta di Louis Vuitton.

Ora, tralasciamo il fatto che a vedersi non sembra particolarmente bella: una borsa color “cacca” tappezzata di lettere L e V non mi sembra davvero il non plus ultra del design. Ma si sa, i gusti sono gusti. I motivi per cui questa famosa borsetta rientra in questo articolo sono altri.

In primo luogo, il costo. Davvero così tante persone non trovano un modo migliore di spendere quei soldi? Insomma un viaggio, un master, un’esperienza sensata che possa ripagare adeguatamente le ore spese in ufficio a lavorare. I soldi hanno un valore, rappresentano il tempo impiegato a guadagnarli. Spenderli per una borsetta è davvero un comportamento ridicolo.

Louis Vuitton

Ma non finisce qui. La vera chicca è un’altra: in qualche modo, la mano invisibile della società ha convinto numerose persone non solo ad acquistare una di queste borsette, ma anche a portarle in un modo evidentemente scomodo.

Ragazza con Louis Vuitton
fonte: web

Normalmente a chi verrebbe in mente di portare un peso con il braccio teso in un perenne “gesto dell’ombrello”? La conclusione? si tratta di una borsetta brutta, costosa e (anche) scomoda da portare.

Gli esseri umani

Il capolavoro però è altrove. Riguarda il comportamento che ognuno di noi assume nei confronti degli altri. In tutte le circostanze, dalla famiglia alla scuola, dal gruppo di amici al lavoro.

Amici che non possono vedere altri amici, colleghi che non rivolgono la parola ad altri colleghi senza alcuna ragione specifica. Siamo tutti vittime delle nostre relazioni, delle nostre fobie sociali e della nostra apatia.

Un esempio macroscopico riguarda le relazioni tra i popoli. Basti pensare ai confini nazionali, che null’altro sono se non delle linee immaginarie. Eppure queste linee immaginarie sono sufficienti a impedire ad alcuni popoli di essere liberi quanto gli altri. Un trattamento disumano e senza senso che non non vorremmo mai riservare a nessuno, men che meno ai nostri amici cani.

TechWeb

Come funziona (e come si usa) Google Trends?

giugno 5, 2018 — by Alosh0

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Da diversi anni ormai, Google offre la possibilità di conoscere l’andamento nel tempo dell’interesse degli utenti nei confronti di una qualsiasi parola chiave. Si tratta di uno strumento piuttosto semplice ed efficace, ma ci sono almeno un paio di elementi che possono trarre in inganno l’utente facendolo giungere a conclusioni sbagliate. Ecco perché vale la pena di vedere insieme come funziona e sopratutto, come si usa correttamente, Google Trends.

In primo luogo occorre considerare i dati

I dati su cui si basa Google Trends sono il numero di ricerche che, per una data parola chiave, avvengono nel tempo. Il dato in questione non è però da intendersi in numeri assoluti, bensì relativi. Questo significa che un trend crescente per una data parola chiava, indica che l’interesse nel tempo aumenta in proporzione al numero di ricerche avvenute precedentemente con la stessa parola chiave. In altre parole, quello che potrebbe sembrare un trend particolarmente pronunciato, potrebbe in realtà riferirsi ad un numero irrisorio di ricerche.

Esempio 1: Satispay

Satispay è un’app emergente italiana (ne abbiamo parlato qui), da quando è nata ha evidentemente prodotto un interesse crescente nei suoi confronti, tanto che il trend sembra assolutamente netto e proiettato verso l’alto.
Tuttavia, se confrontiamo il trend di Satispay con una parola chiave più “popolare”, come ad esempio Iphone, vediamo che il trend di cui prima viene compresso fino al punto di scomparire.

Esempio 2: Satispay vs Iphone

Questo è normale e non toglie nulla al fatto che Satispay stia crescendo piuttosto bene nel tempo. Semplicemente il confronto serve a comprendere come Google Trends presenti i grafici sempre in termini “relativi”.

Alla scoperta dei trend

Qui il gioco inizia a farsi divertente perché in effetti, il numero di ricerche di una certa parola chiave riflette (pur entro certi limiti) la popolarità nel tempo di quella specifica parola. Un caso esemplare è il confronto tra Nokia e Iphone.

Esempio 3: Nokia vs Iphone

Il grafico mostra una dei più scontati effetti del declino di una nota marca di telefoni rispetto a chi ne ha ereditato la popolarità. La cosa interessante è che a giudicare dal trend, sembrerebbe che anche l’Iphone si stia avvicinando al declino. In favore di chi? Provate a cercarlo voi stessi su Google Trends.

Esempio 4: 80 euro vs Reddito di cittadinanza vs Flat tax

Il grafico rende chiaramente l’idea di come per vincere in politica una delle principali carte da giocare è quella dei “soldi”. Non è un caso che il termine di ricerca “80 euro” corrisponda all’apice elettorale del Partito Democratico, mentre “Flat tax” e soprattutto “Reddito di cittadinanza” sono stati cercati proprio in corrispondenza della vittoria elettorale dei partiti che hanno parlato di questi temi.

Occhio alle correlazioni spurie

Una delle tentazioni principali è quella di giungere a conclusioni affrettate circa la correlazione tra un trend ed un altro. Occorre sempre mantenere un certo grado di scetticismo nei confronti dei risultati. In altri casi invece, la correlazione è lampante e non vi sono molti dubbi sull’interpretazione.

Esempio 4: regali a Natale

In questo caso vediamo che evidentemente vi è una correlazione tra la ricerca della parola chiave “regalo” e il periodo di Natale.

Società

Intervista a me stesso (parte 1)

marzo 21, 2018 — by Alosh0

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D: Ciao Alosh, presentati.
A: Sono un ragazzo di 32 anni, vivo a Milano da quando ne avevo 18. Da diversi anni mi occupo di digital marketing, campo in cui  ritengo di avere una certa esperienza. Mi piace viaggiare, scoprire cose nuove, condividerle con le persone che amo.

D: Hai accennato al tuo lavoro. Cosa ti piace di più?
A: Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia in cui l’innovazione tecnologica è sempre stata vista come un’opportunità. Questo mi ha permesso di trovarmi fin da giovanissimo a confrontarmi con il PC e coltivare negli anni un certo interesse per tutto ciò che è connesso alla “rete”. Come saprai, la rete è tutto, soprattutto oggi. Attraverso la rete passa la vita di ognuno di noi e riuscire a comprenderne il funzionamento, l’evoluzione e le potenzialità, è una delle cose più interessanti del mondo. Anche quando lo si fa per un prodotto o un servizio in cambio di una retribuzione.

D: Cosa ne pensi del settore “Digitale” a Milano? Trovi che ci sia un certo fermento? Ritieni che il tessuto metropolitano stia sfruttando alcune delle funzionalità introdotte dalla “rete”?
A: Ritengo che l’intera umanità, in tutto il mondo, stia beneficiando di questa opportunità. Chiaramente non tutti allo stesso modo. A Milano, in particolare, credo che ci sia stata una incredibile trasformazione negli ultimi 15 anni: la città non è più quella industriale di un tempo, ma fabbriche e capannoni hanno lasciato il posto a società digitali (o servizi in generale) e appartamenti. Da questo punto di vista sembrerebbe che Milano abbia colto molte delle opportunità offerte dall’innovazione digitale. Chiaramente la farraginosa gestione politica del sistema-Italia e del sistema-Europa, non permette di cogliere molte altre opportunità che altrimenti sarebbero disponibili

D: A cosa ti riferisci esattamente? Ai governi che si sono succeduti? Alle intromissioni europee sugli affari nazionali?
A: No. Al fatto che i temi che (a mio avviso) dovrebbero essere in cima alla lista delle priorità, non sono mai stati presi in discussione. Da nessuno. Almeno, non che io sappia.

D: Ad esempio?
A: Ad esempio, nessuno ha protestato per l’uscita del Regno Unito dall’UE. Dal Portogallo alla Grecia, Dall’Italia alla Polonia, tutti avremmo dovuto ribellarci. Gli inglesi, che pure non li trovo troppo simpatici, sono necessariamente europei. Avremmo dovuto reagire, per il futuro dei nostri figli. Sul tema europeo potremmo anche aggiungere gli uffici EMA che sono finiti ad Amsterdam per un sorteggio. Stiamo scherzando?! Anche qui avremmo dovuto protestare.

D: Mi pare di capire che l’Europa sia un nodo centrale.
A: Certo. Ma non solo. Anche tra i confini nazionali esistono temi che vengono inspiegabilmente trascurati. Pensiamo all’assurdità delle corporazioni: Tassisti, Farmacisti, Giornalisti, Avvocati. Per fortuna il campo del Digital Marketing è abbastanza recente da non essere (al momento) regolato in nessun modo.

D: Quindi tu saresti una di quelle persone che “non temono niente”? Che sono pronte al confronto costante con i giovani emergenti?
A: No. Anche io mi cago sotto. Sono consapevole di dover rincorrere il nuovo che avanza, prima che questo si allontani troppo dal mio orizzonte. Tuttavia, mentre io e chi come me chi lavora in settori innovativi, è abituato a ragionare in questo modo, la maggior parte della ricchezza è ancora inchiodata a schemi del passato. Al momento non sostenitbili.

D: Cambiamo discorso. Cosa pensi di quest’epoca dal punto di vista dei diritti?
A: Se guardo al mondo con un ottica di lungo periodo, mi sembra che ci troviamo nel periodo più felice della storia umana. A quanto ne so, 50 anni fa essere donna, gay o immigrato doveva essere molto più difficile. Oggi viviamo un mondo dove i diritti si conquistano ogni giorno, in un processo inarrestabile. Mi ricordo come solo pochi anni fa i matrimoni omosessuali fossero demonizzati. Sembrava che chiunque toccasse un simile argomento fosse destinato al pubblico ludibrio. Invece, in pochissimi anni, tutto è diventato normale. Questo dimostra che basta davvero poco, basta a volte un po’ di coraggio per compiere un piccolo grande passo in avanti.

D: Hai parlato di lungo periodo. Nel breve, la vedi diversamente?
A: Se l’andamento della storia fosse una semplice linea retta, non saremmo esseri umani. Noi abbiamo bisogno di continui sbalzi di umore, di cambi di idee, di sperimentazioni. Abbiamo, forse, il bisogno di bruciarci le dita, per poter capire opportunità e limiti del “fuoco”. Probabilmente in questa fase storica attraversiamo un’ondata di ritorno, almeno per quanto riguarda l’immigrazione. Questo è un tema epocale che si pone oggi come non si è mai posto prima nella storia dell’umanità e noi stiamo reagendo nel peggiore dei modi possibili: fregandocene.

D: Si potrebbe fare qualcosa?
A: Si potrebbe fare tutto. Dovremmo lottare ogni giorno contro dittature, fame e malattie. Accogliere non solo chi fugge dalla guerra, ma anche chi semplicemente desidera una vita diversa, migliore. I nostri nipoti ci schiferanno per come stiamo gestendo male questo fenomeno. Non saremo visti molto meglio dei nostri predecessori colonialisti.

D: Addirittura? Pensi che stiamo davvero facendo cosi tanto male all’umanità?
A: Penso che siamo ancora schiavi di istinti primordiali. Tendiamo ad ingrassare perché i nostri avi, attraverso l’evoluzione, svilupparono un sistema biologico che potesse assumere il più alto numero di calorie, in modo da poter resistere ai periodi difficili. Allo stesso modo abbiamo maturato l’istinto alla protezione del territorio o alla capacità di essere “distaccati” da ciò che accade ad altri perché anticamente questo atteggiamento era premiante e assicurava un futuro alla progenie. Solo essere consapevoli di tutto ciò, in modo da agire di conseguenza, può permetterci di non diventare obesi o peggio, di non provare empatia per l’umanità nel suo complesso.

D: Il discorso è chiaro. Ma allo stesso tempo è di difficile soluzione. Cosa dovremmo fare? Come dovremmo ragionare?
A: Prendi il discorso dei figli. Ad un certo punto le persone ardono dal desiderio di riprodursi. Non c’è alcuna consapevolezza reale della quantità immensa di bambini appena nati e abbandonati nel mondo. Abbiamo delle app che ci permettono di ordinare la pizza a casa, di scambiarci dei passaggi stradali o di trovare il partner ideale (per una notte), ma non abbiamo mai messo appunto un sistema che unisca la domanda con l’offerta relativamente alla riproduzione. Ogni giorno muoiono migliaia di bambini, ma noi ne facciamo altri. Anzi diamo addirittura il bonus bebé. Il bonus bebé è una dei provvedimenti più fascisti della storia umana.

D: Ok, è chiaro che ora ti stai un po’ sfogando e forse stai anche un po’ provocando. Ritorniamo con i piedi per terra: chi hai votato alle ultime elezioni?
A: Partito Democratico.

D: Idee molto chiare su questo. Cosa ti convince di questo partito? I leader? I valori? Altro?
A: Io tifo sempre la “squadra” non mi piacciono né mi convincono i “salvatori della patria”. Non ho mai sopportato Renzi, così come non ho mai sopportato i suoi omologhi dei altri partiti. Il PD mi piace in primo luogo per questo: è un partito contendibile, non c’è un padrone. Poi certamente i valori e i principi a cui si ispira, sono quelli a cui mi sento più vicino. In particolare, l’idea di un socialismo liberale, di un progressiva apertura dell’iniziativa privata in tutte le sue forme, senza dimenticare un aiuto a chi per un motivo o per un altro non è in grado di competere in questo scenario.

D: Il Movimento 5 Stelle?
A: Ero un lettore del blog di Grillo. Lo apprezzavo davvero e ho partecipato ai due vaffanculo-day di Bologna e Torino. Poi però quello che era un sano movimento di opinione, si è trasformato in “movimento 5 stelle”, da quel momento è diventato la copia di qualsiasi altra organizzazione politica, con la differenza che non si dichiarava tale. Inoltre vi era un preciso padrone (o meglio due) e come suddetto, io i “capi-popolo” non li sopporto a prescindere.

D: Anarchia?
A: Si, a 16 anni. Dico semplicemente che anche i campioni fanno il loro tempo. Non è che la Roma senza Totti o la Juve senza Del Piero, non debba più esistere.

D: Chiaro. Grazie per questa chiacchierata.
A: Grazie a te.

 

AppTech

Le migliori app italiane sugli store

febbraio 15, 2018 — by Alosh0

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Ti stai chiedendo quali siano le migliori app italiane? In questo articolo proveremo a fare il punto della situazione descrivendo quelle che ci sembrano essere le principali applicazioni made in Italy.

Le migliori app italiane sugli store
Una schermata dell’Iphone

Chiaramente abbiamo fatto una selezione e ci siamo accontentati di raccontare solo quelle che per tasso di innovazione o potenziale economico-sociale, ci sembrano più rilevanti.

A chiunque dovesse venire in mente un altra app, potrebbe utilizzare i commenti in fondo all’articolo per fare una graditissima segnalazione.

Le migliori app italiane relative alla mobilità

Da qualche anno abbiamo iniziato a prendere confidenza con numerose app utili a spostarsi in modo, pratico e conveniente, in una parola: Smart. Sono diverse le app che sbarcando in Italia, hanno introdotto una sistematica trasformazione del settore. Pensiamo a Uber , Heetch, Bla Bla Car, ecc.

Si tratta di app che rendono possibile l’incrocio tra domanda e offerta, tra chi vuole spostarsi e chi può offrire un servizio di trasporto adeguato.

Zego

Zego è una una delle più utili e interessanti app italiane. In pratica è una sorta di Bla Bla Car da usare all’interno della città o, per dirla in modo più diretto, è un vero e proprio servizio di taxi low cost o per dirla in altre parole, si tratta della risposta italiana a Uber Pop, anche se il cavillo giuridico con cui opera è differente.

In questo caso non entreremo nel merito della disputa sulla regolamentazione del settore. Preferiamo infatti relegare questa problematica ad un naturale passaggio tra uno status quo basato su principi ormai datati e la rottura sociale che qualsiasi innovazione porta con sé.

Sinteticamente, con Zego è possibile geolocalizzare la propria posizione, individuare l’indirizzo di destinazione e lanciare una chiamata ai driver nei paraggi che in pochi minuti accorrerano per darvi un “passaggio”, ovviamente a pagamento.

Una delle cose che rende vincente questo servizio (rispetto al vecchio sistema dei Taxi) è che il “rimborso” previsto per la corsa è pattuito fin dall’inizio, nel momento in cui si apre la chiamata.

Una volta concordato il prezzo infatti, questo non potrà più variare, neanche davanti ad un ingorgo stradale.

Tutt’altra vita rispetto ai tassisti che allungano il percorso per estorcere qualche euro in più al malcapitato.

Il vantaggio di Zego è evidente anche di fronte all’utilizzo del car sharing. Quest’ultimo infatti presenta almeno 3 svantaggi: bisogna raggiungere la macchina, che non sempre è nei paraggi; bisogna guidare anche quando a volte sarebbe meglio evitare; infine bisogna trovare un parcheggio, cosa non sempre facilissima se si usa l’auto per uscire in orario di punta… Per non parlare del rischio di ingorghi o di multe.

Per saperne di più: il sito ufficiale

Enjoy

A proposito di car sharing… Per fortuna ne esiste almeno una che è completamente italiana e questo ci dà l’opportunità di parlarne anche in questo articolo (ne avevamo già parlato qui). Si tratta ovviamente di Enojy, è il car sharing realizzato da ENI alcuni anni fa e attraverso il quale è possibile prenotare delle ottime FIAT 500 rosse per raggiungere i più disparati luoghi della città.

I costi accessibili, l’assistenza H24 e la comodità di questa innovazione, hanno reso Enjoy una delle app più amate (e utilizzate) dagli utenti delle grandi città italiane.

Le perplessità sono dovute al fatto che non sembra di intravedere in Enjoy un player internazionale che voglia conquistare città e paesi stranieri. Se non dovessero provarci a breve, il rischio è di far cannibalizzare il settore del car sharing dai player internazionali che già oggi offrono il proprio servizio in decine di città in tutto il mondo (vedi Car2Go o Drive Now).

Le migliori app italiane relative al Food & Delivery

Una categoria in cui le app sono intervenute in modo netto, cambiando le regole del gioco è quella del “food delivery“, della consegna di cibo a domicilio.

In questo segmento infatti siamo stati invasi da numerose alternative, spesso molto simili in termini di costi e qualità del servizio. Ma non esistono solo Deliveroo, Glovo, Foodora, Just Eat e Uber Eats. Forse molti di voi non lo conoscono ancora, ma esiste anche l’alternativa italiana: Foorban.

Foorban

Il servizio è in realtà leggermente differente rispetto ai vettori sopra citati. Foorban è sostanzialmente un’app di delivery con un fornitore unico. La selezione dei piatti è per tutti i gusti anche se è ben evidente un filo conduttore per tutti i piatti disponibili: si tratta di piatti “sani” e completi a base di Avocado, Ceci, Salmone, ecc. Niente hamburger o panini alla porchetta, per intenderci.

Per saperne di più: il sito ufficiale

Le migliori app italiane relative a Soldi & finanza

Un settore molto promettente è quello che riguarda la gestione dei propri soldi. In questo campo, tra le migliori app italiane, ci sono almeno tre casi da tenere in considerazione: Satispay, Oval Money e Gimme5.

Satispay

Si tratta del primo sistema di pagamento immediato via smartphone. Lo scambio di denaro può avvenire sia tra amici e conoscenti, sia tra clienti/utenti e gli esercenti, a patto che questi ultimi siano convenzionati. A rendere più interessante il tutto, c’è un sistema di cashback che rende ancora più allettante usare Satispay per i propri pagamenti.

L’app ormai esiste da diversi anni ed è diventata abbastanza diffusa in tutto il territorio nazionale. Anche in questo caso, come per il car sharing di Enhjoy, sembrerebbe esserci una corsa contro il tempo.

Google Pay, Apple Pay, Samsung Pay e decine di altri servizi simili da tutto il mondo si stanno avviando a invadere il mercato italiano. Ad oggi sembrano dei piccoli puntini all’orizzonte, ma in poco tempo potremmo abituarci a scambiare denaro via facebook e di conseguenza, Satispay potrebbe perdere la leadership nazionale.

Per saperne di più: il sito ufficiale

Oval Money

Nel settore “finanziario”, l’ultima arrivata sul mercato italiano è il salvadanaio automatico Oval Money. In pratica, si tratta di un sistema per aiutare a risparmiare gli utenti in modo automatico e senza la necessità di pensarci troppo. connette al proprio conto corrente e permette di “autotassarsi” in automatico in diverse occasioni quotidiane.

In questo modo è possibile mettere da parte piccole somme senza quasi accorgersene. Innovazione molto utile per accantonare del denaro in vista di spese future.

Per saperne di più: il sito ufficiale

Gimme5

Concettualmente mette insieme alcune funzioni delle precedenti app e ne aggiunge una ulteriore. In pratica, con Gimme5 è possibile mettere da parte (manualmente o in automatico) piccole somme. Queste vengono però investite in un fondo comune (che si sceglie in fase di registrazione).

In questo modo si mettono da parte dei piccoli risparmi e questi vengono investiti nel tempo attraverso l’app.

Inoltre è possibile condividere i propri obiettivi di risparmio con amici e parenti. I sostenitori potranno inviare delle somme di denaro direttamente sul conto investito su Gimme5.

Aggiornamento

Segnaliamo che in questo momento è attiva un’offerta estiva con la quale, inserendo il codice promo “SUMMER2018”, si ottiene un welcome bonus di 5 euro. Info: https://5gimme5.acomea.it/

La promozione “SUMMER2018” sembra terminata, ma il codice promo APPLEZEIN promette lo stesso risultato. Info sul video: https://www.youtube.com/watch?v=YYbzHqI0VC0

AppMilanoTech

Spostarsi a Milano (anche di notte): ecco come fare

gennaio 15, 2018 — by Alosh1

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Spostarsi a Milano potrebbe sembrare una sfida difficile per chi non conosce bene la città. Tuttavia esistono davvero molti modi e opportunità per non rimanere a piedi e raggiungere facilmente la propria meta. In particolare, negli ultimi anni, hanno preso piede diverse novità su questo fronte, soprattutto per quanto riguarda la mobilità notturna, problema storicamente trascurato o comunque mai affrontato in modo radicale come negli ultimi tempi.

Spostarsi a Milano con i mezzi pubblici

Ormai da alcuni anni il Comune di Milano e ATM hanno introdotto la Rete notturna. In sostanza, si tratta di una versione “semplificata” e ridotta al minimo, della rete diurna. Le linee diurne concludono il loro servizio tra mezzanotte le 2:00 con lievi differenze a seconda che si tratti di bus, tram o metropolitana.

Spostarsi a Milano di notte: ecco uno scatto evocativo
Spostarsi a Milano di notte: ecco uno scatto evocativo

Intorno a questo stesso orario, la Linea Notturna (Conosciuta anche come Linee N) inizia a muovere i primi bus lungo le principali direttrici della città. In particolare, si tratta di 15 linee diverse, 3 delle quali ripercorrono più o meno fedelmente i percorsi delle linee metropolitane. Poi ci sono le due “circolari”, i filobus 90 e 91 che seguono esattamente lo stesso percorso del giorno, con solo una sensibile differenza per quanto riguarda la frequenza (più o meno, ogni mezzora.

Infine, solo nel weekend, altre 8 linee notturne completano il quadro è facilitando così la possibilità di spostarsi a Milano, anche di notte.

Ricapitolando, le linee attive tutte le notti sono:

  • NM1: Sesto 1° Maggio FS-Molino Dorino / Cairoli-Q.re Olmi;
  • NM2: Cascina Gobba-Abbiategrasso;
  • NM3: Comasina-San Donato;
  • Filovia 90/91.

Mentre quelle attive nel weekend (o feste):

  • N6 Cadorna FN M1/M2-Centrale FS M2/M3;
  • N15 Gratosoglio-San Babila M1;
  • N24 Vigentino-Duomo M1/M3;
  • N27 viale Ungheria-San Babila M1;
  • N42 Bicocca-Centrale FS M2/M3;
  • N50 Lorenteggio-Cairoli M1;
  • N54 Lambrate FS M2-Duomo M1/M3;
  • N57 Quarto Oggiaro-Cairoli M1;
  • N80 Quinto Romano-De Angeli M1;
  • N94 Porta Volta-Cadorna FN M1/M2.

Per tutti i dettagli e gli aggiornamenti, è possibile consultare il sito ufficiale dell’ATM.

I biglietti sono gli stessi di sempre, la sola differenza è che obliterando un biglietto tra le 00:30 e le 4:30, questo varrà fino alle 6:00, anziché i classici 90 minuti. Se il biglietto non ce l’avete e volete farlo (perché siete bravi cittadini), ricordatevi che potete acquistarlo via SMS. Basta scrivere “ATM” al numero 48444. Si riceverà immediatamente un SMS con un biglietto già convaldidato.

Spostarsi a Milano con il bike sharing

A chi non dispiace fare un po’ di movimento per spostarsi in città, la bici è senz’altro il mezzo migliore in assoluto per spostarsi a Milano. Questo è vero anche se, purtroppo, in città non esiste ancora una rete ciclabile sufficientemente estesa.

BikeMi

BikeMi ha rappresentato il primo esperimento di bike sharing milanese. In sostanza si tratta di circa 4.650 bici (tradizionali e con pedalata assistita) operativi tutto l’anno dalle 7:00 di mattina all’1:00 di sera (salvo variazioni stagionali).

Due bici Bikemi
Due giovani con la bici Bikemi. Credits: bikemi.com

La cosa molto interessante di questo mezzo di trasporto è che, abbonamento a parte, i primi 30 minuti di utilizzo sono completamente gratuiti. Superato questo periodo, vengono applicate le tariffe previste. I costi variano oltre che in base alla tipologia di abbonamento (annuale, settimanale o giornaliero), anche in base all’utilizzo delle bici tradizionali piuttosto che quelle con pedalata assistita.

L’unico vero limite di questo mezzo di trasporto riguarda la fine del noleggio: occorre infatti agganciare la bici utilizzata alla stazione BikeMi più vicina. Le rastrelliere sono molte e sono presenti in tutto il territorio della città, tuttavia a volte può rivelarsi una seccatura, se si ha fretta e la rastrelliera è lontana o se non ci sono posti liberi per lasciare la propria bici.

Per maggiori informazioni, fate un salto sul sito ufficiale di BikeMi.

Mobike

Mobike è l’azienda cinese che per prima ha rivoluzionato il concetto di bike sharing a Milano, introducendo una novità assoluta: il free floating. In breve: è possibile prendere/lasciare una bici della flotta Mobike, ovunque (o quasi) nel territorio cittadino.

Due bici Mobike
Due giovani con la bici Mobike. Credits: mobike.com

Va da sè che non ci si può portare la bici nel cortile di casa, né tanto meno si può lasciare una bici di traverso lungo marciapiedi o le strade. Utilizzata con civiltà è sicuramente una trovata formidabile: apri l’app, individui la tua bici, la prenoti, la raggiungi, sblocchi le ruote e parti.

Certo non si tratta della bici più comoda del mondo. Ma se la si vede come una “bici di servizio” utile per le brevi distanze, allora il giudizio è complessivamente positivo.

Interessante il counter interno all’app che memorizza tutti i viaggi fatti a bordo di una mobike. Il costo dell’utilizzo è d 0,50€ ogni 30 minuti.

Ofo

Poco tempo dopo l’introduzione di Mobike, è sbarcata a Milano anche Ofo. Il concetto è del tutto simile al precedente: un servizio di bike sharing in modalità free floating.

Una bici Ofo
Ragazza con bici Ofo. Credits: ofo.com

Dalla prima si distingue soprattutto per una questione di estetica: le bici sono gialle; e di comodità: le Ofo sono leggermente più comdode delle Mobike (non che ci volesse molto).

Anche il costo è identico: 0,50€ ogni 30 minuti. La dimostrazione che non sempre la concorrenza funziona a dovere.

Spostarsi a Milano con il car sharing (e lo scooter sharing)

Un’alternativa per muoversi nella città è il car sharing. Sbarcato a Milano nel periodo dell’EXPO 2015, è stato subito adottato dai cittadini i quali non ne hanno più fatto a meno.

Car2go

Il primo servizio di car sharing attivato a Milano è stato Car2go che ha messo a disposizione dei cittadini le più famose tra le city cars: la Smart Fortwo e la Smart Forfour.

Se non hai ancora attivato un account, puoi farlo registrandoti online sul sito ufficiale. Dopo aver convalidato i tuoi dati personali (compresi mezzi di pagamento e patente), sarà subito possibile utilizzare l’app per prenotare l’auto più vicina e iniziare un noleggio.

Una macchina Car2go
Una macchina Car2go in strada. Credits: car2go.com

Per finire il noleggio è sufficiente lasciare l’auto in qualsiasi parcheggio pubblico con strisce blu o gialle, anche nell’Area C . Attenzione: NO ZTL.

I costi sono….

Le auto sono con cambio automatico, quinid se intendete usare Car2go, assicuratevi di saper guidare questo tipo di auto.

Enjoy

Contestualmente all’arrivo della tedesca Car2Go, ENI lancia a Milano il car sharing italiano Enjoy. In questo caso le auto messe a disposizione sono delle Fiat 500 rosse.

I vantaggi di usare Enjoy sono molteplici. In primo luogo, chi non ha familiarità con il cambio automatico, qui può ritrovare il caro vecchio cambio manuale. Inoltre, l’auto può contenere 4 persone, pur essendo molto compatta e abbastanza comoda.

Per iscriversi è sufficiente essere in possesso di una patente di guida valida da almeno un anno. L’iscrizione può essere fatta comodamente via app o sito. Se non si è cittadini italiani, occorre qualche documento in più e un costo di attivazione.

Contestualmente all’attivazione, viene assegnato un PIN personale. Questo servirà per sbloccare le auto.

Il funzionamento è molto simile a Car2Go: basta aprire l’app, cercare l’auto più vicina, raggiungerla e sbloccare prima le porte, poi il motore.

Interessante il pricing, molto cambiato nel tempo. I primi 15 minuti di prenotazione sono gratuiti. Durante i successivi 75 minuti invece si pagano 0,10 € al minuto. Dal momento dell’avvio del noleggio, la tariffa è di 0,25 € al minuto. Non manca tuttavia la possibilità di passare a delle tariffe differenti.

DriveNow

Uno degli ultimi arrivati a Milano è stato Drive Now. In questo caso la comodità delle Smart e delle 500 vengono meno, in favore del più ingombranti e vistose BMW e MINI (anche coupé).

Il funzionamento di base è simile agli altri servizi di car sharing. Tra le peculiarità c’è un costo di iscrizione una tantum di 29 €.

Pricing…

Anche in questo caso l’iscrizione è completamente online e può avvenire in pochi minuti. Una volta che il proprio account è stato convalidato, si riceverà anche una tessera cartacea utile in caso di malfunzionamento del tuo smartphone.

Probabilmente si tratta del car sharing meno utilizzato, visto che è sempre molto facile trovare più di un auto nelle vicinanze.

Share n’go

Si tratta dell’unico car sharing completamente elettrico, ovvero con emissioni zero. Per iscriversi è previsto un costo una tantum di 5 euro che comprende un bonus di 15 minuti di guida gratuita. I costi variano poi in base alla tariffa scelta, mediamente si tratta di 0,24 € al min, ovvero in linea con le altre soluzioni.

 

 

Ubeeqo

L’ultimo car sharing sbarcato a Milano è marchiato Uber. A differenza degli altri, prevede un costo orario.

Mimoto

Dopo la rinuncia da parte di enjoy allo  scooter sharing, qualcun altro ha pensato di riprovare questo business. Si tratta di scooter elettrici, con zero emissioni e che puoi utilizzare in totale libertà (free flloating).

 

Spostarsi a Milano con i taxi low cost

Il limite di tutte le soluzioni presentate sopra risiede nel fatto che occorre sempre raggiungere il mezzo, che si tratti di una fermata del bus, di una bici o di un veicolo a noleggio. L’alternativa la offrono i Taxi low cost. Si tratta di app innovative, sulla falsa riga di Uber Pop, le quali permettono di ristabilire l’equilibrio domanda/offerta tra chi necessita di un passaggio e chi applica dei prezzi ingiustificati.

Heetch

Direttamente da Parigi, Heetch è un sistema di passaggi metropolitano che funziona molto bene. In pratica, ci si scarica l’app, ci si iscrive registrando il proprio sistema di pagamento e da quel momento sarà possibile impostare un “punto A” (partenza) e un “punto B” (destinazione) e lanciare una chiamata ai driver.

In pochi minuti un driver ti contatterà per confermare l’arrivo. Insomma, come un Taxi, ma molto meglio. Anche perché il costo del viaggio è fissato fin dall’inizio e in generale, è molto più basso di quanto non sarebbe viaggiando in Taxi.

Alla fine del viaggio è anche possibile votare il proprio driver in modo che il sistema possa avere un feedback su chi utilizza il servizio. Anche tu, riceverai un feedback, per cui comportarsi bene è d’obbligo.

Unico limite del servizio: l’app funziona esclusivamente dalle 20.00 di sera alle 6:00 del mattino.

Zego

Zego è la risposta tutta italiana a Heetch. Anche in questo caso si tratta di un’app attraverso la quale è possibile indicare il proprio punto di partenza e di arrivo e intercettare un driver che possa soddisfare la nostra esigenza.

A differenza di Heetch è anche possibile modificare il prezzo del viaggio, giocando al rialzo o al ribasso a seconda della propria urgenza o della disponibilità di driver nei paraggi.

Anche in  questo caso è presente un sistema di feedback per conducenti e utenti.

MyTaxi

I tassisti non sono tutti conservatori. Alcuni di hanno abbracciato il sistema MyTaxi. Si tratta di un’app che cerca di migliorare la reputazione dei tassisti, facendo risparmiare qualcosa rispetto alla tradizionale fruizione del servizio.

I costi restano comunque molto più alti dei due esempi precedenti.

Spostarsi a Milano con mezzi alternativi

In alternativa, è sempre possibile chiedere passaggi (autostop) lungo la strada. Chi scrive lo ha fatto più volte, e può confermare che è tutto vero: funziona.

Altrimenti, resta il fatto che Milano non è poi cosi grande… e a piedi si può arrivare ovunque.